"THE END"

martedì 20 novembre 2012

La guerra dei vent'anni



Un passo di storia, leggete e insegnatelo ai vostri figli, vent'anni di guerra: A tanto ci hanno spinto, come sempre, gli inglesi. Tutto ebbe inizio molto tempo fa ....


Tra il 1992 e il 2012 c'è un ventennio, un lasso di tempo che è sempre stato funesto per l'Italia. Di questo ventennio si ricorda soprattutto la parte eclatante, caciarona, tutta lustrini e paillettes, che è il berlusconismo, oramai in fase agonica. Ne parleremo più avanti.
Poi c'è una parte nascosta e poco nota ma che i fatti accaduti nell'ultimo anno, grazie ad alcune parole magiche come privatizzazioni, riforme e governo tecnico, che vanno ad illuminare i neuroni giusti nella memoria, mette a posto gli ultimi pezzi del puzzle. E pensare che i pezzi erano lì, in mezzo agli altri, ma un curioso neglect percettivo ce li nascondeva tra altri più grossi e colorati, con vistosi attributi sessuali. Il sesso come massimo distrattore dell'umanità. Noi psicologi lo sospettavamo.


Occorre quindi ritornare all'anno di partenza di questo ventennio, il 1992, per raccontare tutta la storia.
Nel 1989 era caduto il Muro di Berlino, un elegante eufemismo per sottintendere che il capitalismo aveva fatto il cappottino di legno al comunismo. Di lì a poco i paesi dell'Est si sarebbero avviati verso un radioso futuro di liberismo, in braccio ad oligarchie mafiose, multinazionali straniere rapaci e governi corrotti esattamente come erano corrotti i burocrati e funzionari del partito. La corruzione non è altro che il modo più a buon mercato che i potentati economico-finanziari utilizzano per comperarsi la politica ed i suoi uomini - in fondo la maggior parte di loro si accontenta di figa e denaro - e, come tale, esiste naturalmente in tutto il mondo, anche se sembra che solo noi abbiamo la castacorruzzzionebrutto. In America, per esempio, la chiamano attività di lobby ma la sostanza è la stessa. Yakuza, Triadi, Vory, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, sono solo le forme più pittoresche e presto demodé di attività criminali globalizzate che stanno diventando sempre più impalpabili e virtuali. Dove non c'è più bisogno di piazzare la carica d'esplosivo affettuosa per l'avvertimento d'ordinanza ed eliminare i Tattaglia e i Sollozzo ma basta un computer e un certo numero di addetti alla compravendita di titoli, tossici o no che lo prenderanno come un appassionante videogame. Il panico sparso in Borsa fa più paura ed è più pericoloso del gas nervino. A proposito, anche vent'anni fa tutto cominciò per il nostro paese con un attacco finanziario. Ma andiamo per ordine.



Dopo la caduta del Muro di Berlino, quindi, il capitalismo sente di poter sferrare l'attacco finale, di potersi aggiudicare la Guerra di Classe per ko tecnico dell'avversario. Via allora ogni residuo di keynesismo piagnone e mano libera al mercato psicopatico liberista che, tu credi si autoregoli, ma invece, una volta sguinzagliato, si mangia le risorse senza lasciare neppure le briciole, come un orrendo Pacman in modalità God e FullAmmo.
In Italia nel '92 ci sono i partiti, che mangiano come hanno sempre mangiato. Si mangiava anche durante il fascismo. Ecco però l'ideona. Facciamo notare agli italiani che i partiti rubano, attiriamo la loro attenzione, scateniamoglieli contro, forniamogli le monetine da lanciare. Un bel gioco divertente. Per carità, i giudici ricevono denunce e procedono come da codice penale, fanno le loro inchieste e scoperchiano verminai di corruzione e ladrocinio con grande dedizione ma, sotto sotto, questa è in gran parte un'operazione di copertura. Un bel telefilm giudiziario che appassiona gli italiani più del vecchio Perry Mason e li tiene occupati mentre qualcuno svuota la cassaforte. Perché questa è la storia della rapina dei due secoli.
La partitocrazia viene spazzata via da Mani Pulite e siamo tutti pronti per una svolta, per un paese migliore, per la Seconda Repubblica. Ci vuole un periodo di transizione, però, con qualcuno che, da esperto e saggio, rimetta insieme i cocci e soprattutto i conti in attesa di un nuovo distrattore. Ecco comparire per la prima volta i famosi governi tecnici. Vi ricorda qualcosa, vero? Ma certo.

Nel 1992 avviene un curioso convegno a bordo dello yacht della regina Elisabetta, il Britannia. Il gotha della finanza internazionale, sempre affamato di asset convoca un po' di sudditi italiani e chiede loro cos'hanno intenzione di fare con le privatizzazioni. Perché questo interessa a chi detiene il potere economico: la robba. Dove il liberismo è finora passato, tutti i beni appartenenti allo stato, ovvero alla collettività, sono stati svenduti - dai politici locali comprati a soldi, figa ed illusione di potere - a multinazionali, banche e gruppi finanziari, chiamandole con il nome fascinoso di privatizzazioni. E' il nuovo imperialismo. Niente costose e pericolose invasioni, operazioni Barbarossa o Overlord a furia di eserciti di fantaccini e mezzi da sbarco.
Facciamo un esempio. Un fondo angloamericano vuole papparsi, che ne so, l'ENI? Ci si affida ai propri agenti sul posto e, se la classe politica degli indigeni fa la riottosa, gli si scatena contro i bravi della finanza. Questa fusione non s'ha da fare.
Si crea una crisi economica, si obbliga il paese ad una serie di "riforme", ovvero a smantellare stato sociale e controllo di legge sul mercato.

Nel 1992 lo spauracchio era la svalutazione susseguente all'uscita dallo SME e la paura di non essere più parte dell'Europa. Vi ricorda qualcosa, vero?
Ecco i primi governi tecnici: di Ciampi, Amato, di Prodi il professore. Hai detto professore?
Soros,
con le sue armi finanziarie, scatena un attacco senza precedenti contro la lira e Amato, nottetempo, è costretto, poraccio, a prelevare il riscatto dai conti correnti degli italiani. Uno scherzo da 11.500 miliardi. Io non ricordo benissimo ma mi pare che anche allora ci dissero che era per il nostro bene, per rimanere in Europa, al passo con gli altri, per continuare a fare i fichi nei salotti buoni.
E le privatizzazioni? Ci penserà un personaggio che oggi conosciamo meglio, come attuale capo della BCE: Mario Draghi. Il Draghi che con S. Giorgio è la morte sua.
Draghi, per dieci anni circa, fino al 2001, si incarica di svendere alla finanza internazionale quasi tutto il patrimonio dell'industria statale italiana, quella che in altri tempi aveva rappresentato la nostra versione di miracolo economico. Con Mattei che si rivolta nella tomba.
Un liberista, un Giannettaccio, a questo punto direbbe: "Erano carrozzzzzzoni statalkeynesianopopulisti fonte di sprechi, corruzzzione e vecchiume". Beh, a vent'anni di distanza non mi pare che le nostre bollette di gas, luce, telefono e servizi siano drammaticamente dimagrite grazie alla maggica concorrenza del mercato autoregolantesi ma siano andate sempre più crescendo. Siamo fortunati che non siamo costretti a farci piombare, per indigenza, il telefono come gli argentini dei tempi delle privatizzazioni di Menem.

Finita la prima tranche di privatizzazioni, Mario Draghi torna della tana di Goldman Sachs - uno dei beneficiari delle svendite 3x2 - alla faccia del conflitto di interessi, con un incarico di prestigio.
Ottenuto quello che volevano come acconto, i poteri economico finanziari ormai senza freni ci lasciano un'idea mirabolante, l'aggancio a cambio fisso con una nuova moneta, l'Euro, una figata. Un altro grande classico del liberismo. L'anello per soggiogarli e nel buio incatenarli.
I tecnici, che poi con Prodi diventeranno politici, addirittura de sinistra, rappresentati da simboli miti come l'Ulivo, ci condurranno nel trappolone dell'Euro. Perché non se ne può fare a meno, perché svalutare ormai è brutto brutto e da cafoni. Quel che restava della nostra sovranità nazionale, già compromessa da decenni di sottomissione imperiale, cominciava definitivamente a svanire, come i fratelli di Marty McFly nella fotografia.

Tornando ai primi anni novanta. L'Italia è passata attraverso stragi, assassinii di giudici in lotta con la mafia, rivoltoloni politici di vario genere ed è finalmente pronta per un periodo di tregua armata, anche perché questa volta bisogna avere i conti in ordine ed entrare nell'Euro, come abbiamo visto. Si individua un soggetto adatto ad incantare 50 milioni di serpenti, un fenomenale pifferaio magico, molte chiacchiere e un'allergia congenita ai distintivi.
Silvio Berlusconi, l'uomo che si è fatto dal nulla, il Re Minkia che muta le televisioni in oro. Gli italiani, felici di aver ritrovato un Duce a sessantaquattro denti e altrettanto brevilineo, lo votano entusiasti e se ne fanno governare, offrendo in solazzo al sire pure le figlie vergini, per quasi vent'anni.
Poi, nel 2011 qualcosa si rompe e chi si interessa di trame alla John LeCarré comincia a capire che questa volta faranno veramente le scarpe a B., nel frattempo rincoglionitosi dietro a fichette sempre più giovani che lo distraggono dagli affari personali che ha sempre anteposto all'interesse collettivo. Lo scandalo sessuale, suvvìa, non è cosa nostra, è roba anglosassone. (Io ho sempre pensato che si sia definitivamente autofottuto quando fece quella caciara in presenza di Betty). B. inoltre ostenta amicizie pericolose, frequenta gente sulla lista nera imperiale, doppiogiochisti e amiciputin. Non è escluso che abbia voluto avvicinarsi a zone proibite, ad interessi energetici che, per un italiano, è sempre fatale occhieggiare. Qualche intrallazzo di troppo con i russi e il gas, chissà. In ogni caso, come agente ormai è bruciato.

Nel 2011 inizia la fase due, quella iniziata con l'acconto del 1992 e ora giunta alla stagione dei saldi. E' la seconda fase dello shock liberista e, per chi ha avuto possibilità di arricchirsi oltre ogni limite, l'obiettivo è l'Eurozona.
Viene scatenato un nuovo attacco finanziario ma questa volta l'attacco colpisce interi paesi: dall'Irlanda alla Grecia, dalla Spagna all'Italia. Il nuovo spauracchio è lo spread, ovvero la dimostrazione che l'Euro è stato il passo più lungo della gamba e che la Germania vuole vincere facile. Ogni giorno lo spread diventa più minaccioso, ci terrorizzano con scenari di corralitos, assalti agli sportelli e gogna collettiva degli italiani pigri e mangiaspaghe sulla piazza di Bruxelles. Berlusconi, abilmente lavorato ai fianchi da sapienti nipotine di Mubarak, cade definitivamente in disgrazia. Prova a resistere ma, dopo l'ennesima offerta che forse non poteva rifiutare, si dimette.
Ora qualcuno comincia già a dire che, quando c'era lui caro lei, e lui stesso prova a rivendersi come l'unico che può difendere l'interesse nazionale. Tenta addirittura qualche incursione antieuro assieme alla Lega, che però è troppo invischiata nelle mollezze del potere per fare veramente sul serio. Sui libri di storia che i nostri nipoti studieranno ci sarà scritto che B. era un imprenditore che fu messo a capo dell'Italia per presidiare il territorio, una specie di proconsole. Poi, invece di governare, a causa della sua ricattabilità ed incapacità congenita di evitare il fallimento come imprenditore, trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere.

Nel fatal novembre, dunque, da un giorno all'altro, ci fanno credere, si forma un governo affidato ad una specie di genio della lampada, un professore della Bocconi (mecojoni), nientepopodimeno che Mario Monti. Governo formato da gente con carriere avviatissime, tutti pezzi da novanta che, da un giorno all'altro, decidono di piantare baracca, università e burattini, senza nemmeno un "lasciami una settimana per pensarci" e vanno a fare i ministri nel Pronto Soccorso Italia, con un malato terminale che tutti danno per spacciato. La presa della Bastiglia Italia senza sparare un colpo, con l'aiuto fondamentale, pensate, di un vecchio comunista. Roba che nemmeno dei fratelli Grimm strafatti di LSD.
Azzerato il nano ed insediatisi al potere, i tecnici che fanno? Cominciano a piazzare le cariche per la demolizione controllata dell'economia italiana. Si preparano nuove privatizzazioni, la definitiva dismissione degli ultimi brandelli di proprietà statali, le ultime perle e catenine di famiglia rimaste dopo la cura Draghi: Finmeccanica, la Snam che diventa Sgnam Sgnam. Senza parlare degli italiani, sottoposti ad una cura da Cavallo (nel senso del famigerato ministro dell'economia ultraliberista argentino) che culminerà nella patrimoniale ai danni dei ceti mediobassi, nella riduzione progressiva del welfare e in un impoverimento generalizzato delle classi meno protette.

Mario Draghi è ormai assiso sul trono della BCE e da lassù sovrintende benedicendo urbi et orbi con la preghiera "O Euro benedetto, irreversibile tra le monete, che tu sia lodato tra le divise." Ad un anno di distanza dal golpe finanziario con il silenziatore un grafico dice più di mille parole. C'è da stare proprio allegri.


(grazie a Stefano Bassi)


Vent'anni quindi. Vent'anni per disfare quanto di buono era stato fatto da un'Italia affatto fannullona ma creativa ed operosa, ora ridotta all'impotenza. Distruggere l'economia per ingrassare una finanza fatta di puro denaro. Lo diceva perfino la buonanima di Cossiga. Un patrimonio di cinquant'anni di benessere che ora, dicono, "non possiamo più permetterci perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi". Un'affermazione che ha meno valore di una pura opinione personale e per giunta interessata.

Ho raccontato un romanzo criminale, una storia con pochi eroi, molti vigliacchi traditori e tante vittime innocenti. Una storia che, a meno di una qualche intuizione per trovarne una via d'uscita, rischia di impantanarci nel suo incantesimo, in un maleficio di povertà e regresso per gli anni a venire. Gli anni peggiori della nostra vita.

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