"THE END"

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lunedì 16 luglio 2012

Gli ammonimenti di Stefano d’Ungheria

E’ un periodo in cui ho poco tempo per scrivere, ma volevo condividere questo “ammonimento” del re Stefano (István) di Ungheria (1000-1038) a suo figlio, Emmerich (Imre), che ho scoperto in un altro contesto in rete.
Il discorso si riferisce, a quanto riesco a capire, alla decisione di Stefano di far entrare nel proprio regno contadini e artigiani tedeschi.
La versione che ho trovato è in tedesco, e si parla di Ansiedler, letteralmente coloni, un termine che però aveva un senso molto meno invasivo nel Medioevo.

“Quando arrivano coloni da diversi paesi e province, essi portano con sé anche diverse lingue e costumi, svariate cose ricche di insegnamento e armi, che adornano e abbelliscono la corte reale, ma spaventano anche le potenze straniere.Una terra, in cui vi sia una sola lingua e un solo costume, è debole e fragile. Perciò, figlio mio, ti assegno il compito di andare loro incontro e di trattarli in maniera appropriata, affinché restino più volentieri presso di te che altrove.“ (Corpus iuris Hungarici 1000–1526, S. Stephani I. Cap. 6).

Il punto di vista, ovviamente, è quello di un sovrano medievale, e non di uno Stato-nazione moderno; ma come dargli torto?
Notate come manchi del tutto la mostruosa pretesa di integrazione, che ovviamente svuoterebbe di senso tutto il discorso.

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