"THE END"

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venerdì 4 febbraio 2011

Don Bancomat...la notizia che in prima pagina non finisce MAI

Padre Evaldo Biasini aveva ammesso di aver dato soldi a Balducci: “Ma solo una volta”. Le carte dell’inchiesta Grandi Appalti ora dicono esattamente il contrario.
“Erano soldi suoi, glieli ho dati solo quella volta della telefonata”: così Don Evaldo Biasini, della Congregazione del Preziosissimo Sangue, aveva cercato di nicchiare e di ridimensionare il suo coinvolgimento quando, beccato con le mani nella marmellata da alcune intercettazioni telefoniche, aveva ammesso di aver consegnato dei soldi a Diego Anemone, esponente di primissimo piano della cricca degli appalti.
MOLTO DENARO – Allora come oggi era Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera a raccontarci la vicenda.
«Adesso basta con questa storia del tesoro. È vero, glieli ho dati i soldi a Diego, ma erano suoi. E poi è successo soltanto quella volta della telefonata che hanno registrato». Parla per la prima volta Don Evaldo e così conferma il sospetto degli inquirenti. Perché ammette che la consegna effettivamente avvenne, pur affermando di non sapere a che cosa servisse quel denaro. Un paio di settimane fa i carabinieri del Ros sono stati nella sede del suo istituto religioso e dentro una cassaforte hanno trovato assegni circolari per centinaia di migliaia di euro, un po’ di contanti e le tracce di alcuni versamenti bancari effettuati nei giorni precedenti la perquisizione. Soldi, è la tesi dell’accusa, che l’economo della Congregazione custodiva per conto di Anemone, come del resto dimostrerebbe quella telefonata intercettata il 21 settembre 2008, poco prima che quest’ultimo incontri il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. «Senti don Eva’, scusa se ti scoccio… stamattina devo vedere una persona verso le 10.30-11.00, tu come stai messo?». Don Evaldo si mostra disponibile: «Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho 10 soltanto. Giù a Roma potrei darteli… Debbo poi portarli in Africa mercoledì… vediamo un po’». I giudici hanno sempre ritenuto che in realtà la richiesta fosse per 50.000 euro. E Don Evaldo ora conferma anche questo, pur tentando di sminuire il proprio ruolo. «Io non c’ho nessuna cassaforte, niente di segreto. Sono venuti i carabinieri e ho consegnato alcuni assegni circolari»
Solo quella volta, diceva Biasini; e comunque, i soldi erano dovuti, perchè Anemone aveva svolto regolari attività di ristrutturazione nelle sedi della Congregazione del Preziosissimo Sangue.
DIEGO ANEMONE – Perciò, quei soldi erano suoi.
«Io lo voglio dire chiaro: non sono intestati né a Don Evaldo, né alla Congregazione. Faranno le indagini e scopriranno la verità. E vedranno che io a Diego gli davo i soldi perché lui faceva lavori per noi. Quindi sono suoi e poteva usarli come voleva, io non dovevo certamente chiedere spiegazioni». Come mai eravate così in confidenza? «Lo conosco da tanti anni. Era il 1984 quando suo nonno ha cominciato a occuparsi delle ristrutturazioni e dopo è stato suo padre. Alla fine è arrivato lui». Ma perché lei gli teneva i soldi? «Mi aveva detto: “Don Evaldo non mi pagare, quando ho bisogno mi fai degli anticipi. Per questo gli ho dato quei 50.000 euro e gliene devo dare anche altri. C’abbiamo almeno 100.000 euro da versargli. Lui preferiva così»
Che bello in mezzo ai poveri, poveri che genera la chiesa per poi aiutarli.


Agli inquirenti di Roma e Firenze incaricati del fascicolo sull’indagine Grandi Appalti e Cricca, la versione non è mai tornata. Secondo gli inquirenti il sacerdote sarebbe stato usato come un vero e proprio bancomat dagli uomini della cricca, che di volta in volta andavano e venivano chiedendo ed ottenendo bonifici da fonti sicure e filtrate.
CONTI CORRENTI – Come la banca del Vaticano, lo Ior, in cui Don Evaldo amministrava direttamente 13 dei 50 conti correnti di cui gli inquirenti gli hanno riconosciuto la disponibilità.
Per accontentare gli amici che poi lo hanno ricompensato con appalti e «commesse» per oltre 75 milioni il costruttore Diego Anemone non badava a spese. E quando si trattava di occultare soldi si rivolgeva al suo amico don Evaldo Biasini, l’economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue che avrebbe custodito anche i «50.000 euro cash» poi consegnati a Guido Bertolaso. Gli atti processuali dell’inchiesta sui «Grandi Eventi» rivelano come decine di operazioni finanziarie siano passate sui conti correnti intestati allo Ior, la banca vaticana E soprattutto svelano come le ristrutturazioni gratuite nelle case dei potenti siano costate decine e decine di migliaia di euro. Come quelle per l’allora capo della Protezione Civile che in due anni avrebbe ottenuto interventi nei suoi appartamenti per oltre i 60.000 euro. Le Usb di don Evaldo Il «programma di gestione contabile» che il sacerdote conservava su alcune chiavette Usb ha consentito di scoprire la gestione diretta di almeno 5o conti correnti, dei quali tredici erano intestati allo lor e servivano a movimentare soprattutto valuta straniera.
Soldi per oliare le giuste rotelle, per comprare case e benefici agli amici potenti che se le meritavano. Questo il ruolo di Don Evaldo, efficientissimo cassiere che teneva traccia di tutte le movimentazioni in un registro Usb scoperto ed analizzato dagli inquirenti.
L’interesse dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi si è concentrato soprattutto sui risultati dell’ispezione della Banca d’Italia sui sei conti che l’economo gestisce presso la Banca delle Marche, la stessa utilizzata da Anemone per prelevare i soldi utilizzati per comprare gli appartamenti all’allora ministro Claudio Scajola, al generale dei servizi segreti Francesco Pittorru, al genero del funzionario del ministero dei Trasporti Ercole Incalza. E stato infatti scoperto che tutti i protagonisti della «cricca» li utilizzavano per occultare parte del proprio denaro. Su un conto di transito vengono veicolati circa 7 milioni di euro fino al 2009 mentre su un altro deposito ordinario si registrano le movimentazioni più consistenti. Scrivono gli ispettori di Bankitalia: «Tra i13 marzo 2006 e il 7 giugno mio sono stati movimentati circa i8 milioni di euro. In ingresso spiccano cospicui versamenti postali per complessivi sette milioni e mezzo. Da segnalare un bonifico di loo mila euro proveniente dallo Ior. In uscita figurano prelevamenti in contanti per oltre quattro milioni di euro»
Il sacerdote, scrivono gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo chiave, anche se a volte in maniera inconsapevole.
Cercate poi su google scrivendo : " don bancomat 13 conti correnti"
Ecco un motivo per cui il paese va da schifo. La disinformazione.
I nostri valori cristiani...che schifo!!!
E nei quotidiano, che sono dei potenti, mica le sbattono in prima pagina queste notizie.

giovedì 3 febbraio 2011

Pensieri...leggendo gli articoli di oggi

Si parla del prezzo della benzina, di tanzi che non va in prigione, della lega che farà saltare il governo, del caso ruby...che problemi. Ho fatto alcune riflessione ed ho risposto ai commenti di alcuni lettori. Sono stato troppo crudo? Mah, mi sembra di...

Noi non vogliamo il lavoro, noi vogliamo i soldi. Anzi si deve dire che noi desideriamo gli oggeti.Non posso pensare che un uomo si vuole svegliare la notte per recarsi alla catena di montaggio, magari vorrebbe un capuccino. I lavoratori non hanno la passione per il lavoro, ci sono dei lavoratori privilegiati che fanno il lavoro per passione—artisti—ma la manovalanza dura, io credo che lo svolga per bisogno. Viene versato nel lavoro la propria individualità. Ma la passione per il lavoro cessa quando diviene quotidiano, ripetitivo, anche suonare 6\7 volte la stessa canzone diventa brutto. Siamo artisti? In altre società, il welfare sostiene anche chi non lavora, con la casa etc. Persone che sono costrette ad aprire la partita iva perché manca la volontà di assunzione. La capacità di mantenimento è legata al lavoro. Lavoro=soldi=pane.Questa è la catena che ci rende impossibile immaginare che noi siamo capaci di fare il pane. Il lavoro agli inizi dell’era industriale doveva essere svolto dalle macchine al posto nostro, ma vediamo che non è stato così, anzi siamo diventati sempre più schiavi delle macchine....

....Noi che parliamo della mafia, forse non abbiamo memoria di come si sia comportata la nostra cara chiesa cattolica ( o cristiana, come preferite) nel corso dei secoli.Gli eretici, eretico era chiunque diceva cose diverse da quelle scritte nella bibbia, venivano ammazzati nei modo peggiori. Si doveva mostrare alle masse che fine facevano coloro che non collaboravano, no?!Quanti uomini, ma sopratutto quante donne, hanno fatto la fine di un pezzo di legno?Cenere, uccisi, ammazzati senza pietà alcuna. E per quale motivo, forse per "evangelizzare" il mondo oppure per mantenere una posizione di "prestigio"?Quanti anziani ancora ai giorni nostri lasciano tutti i loro averi alla chiesa...basta che lavoriate un po con loro e ve ne renderete subito conto! E quante volte hanno preteso denaro dai ricchi del tempo promettendo il paradiso in cambio di denaro? Sempre vicini al potere li abbiamo visti per secoli, ora vi sembra che sono estranei alla mafia? E per quale motivo non lo devono fare? Sono sempre stati vicini ai governanti, buoni o cattivi che fossero questi governanti, loro al limite criticavano le azioni, ma non il potere in se.Il nostro male parte da un lavaggio del cervello...chi disse: "dateceli per cinque anni e saranno nostri per tutta la vita", riferito ai bambini? Pensate bene all'educazione che viene data ai bambini, a tutti noi cosa è stato insegnato? Forse che la vita è uguale per tutti?In pochi trattano questi argomenti, chissà come mai..."pensar male è peccato ma non è mai sbagliato", questa la disse il grande "cattolico o cristiano" ANDREOTTI, ve lo ricordate il politico della Democrazia Cristiana? Bel nome per un partito...
  LEGGEVO IL POST DI ANTONIO D.
I $$$$ FACILI

DICI bene, non bisogna riflettere molto per capire certe cose. Ti dico un fatto, avevo una zio in negli anni 70, costruiva un impero, anche lui partito dal nulla. In 14 anni ha ammucchiato 16 miliardi di vecchie lire. Era un imprenditore anche lui. E' stato ucciso nell'anno 1984. Dietro a tutto c'era la DROGA. Quale modo migliore per far soldi?
Vendere una polverina di valore quasi nullo (si parla di 1 dollaro al grammo a fine produzione) che diventa anche centomila lire al grammo per eroina e duecento per cocaina (parlo di lire, oggi siamo a 100 euro per la coca e molto meno per la roba). IL PROIBIZIONISMO è SERIVTO SOLO A QUESTO SCOPO. Diventare miliardari vendendo "VERDURE". Non sono forse piante da frutta? Crescono naturalmente, sia oppio che coca che cannabis, le droghe sintetiche sono arrivate dopo. Il caro Silvio non ha mai avuto problemi per droga? I suoi amici si...Lele Mora a verona negli anni 80, Tarantini, il pugliese spacciava anche prima di trasferirsi vicino a silvio, a roma, a casa delle escort vengono trovati kili di cocaina...ripeto CHILI, un mio amico per tre bustine da 0.3 grammi ha fatto nove mesi di prigione!!!
Un chilo sono piu o meno 50mila euro. Venduto al dettaglio diventano il doppio minimo, se la tagli poi......MA UNA RIFLESSIONE: "Quanti piccoli spacciatori finiscono in prigione e quanti pochi invece vengono arrestati con le tonnellate". Se esiste un mercato molto ampio, come quello che abbiamo noi in europa oggi, come mai i rifornimenti non mancano? Lo sappiamo tutti che se vogliamo un grammo di cocaina dobbiamo solo andare al bar, massimo 20 minuti la polvere esiste.
PROIBIZIONISMO non è sinonimo di "NON LA SI USA", di protezione nei confronti dei cittadini.
FINO A 100 anni fa la si vendeva in farmacia e costava molto di meno.
Ma io parlo, leggo, e quante persone pensano a queste cose? TUTTI, molti, pensano a ruby, al grande fratello che siamo diventati. Ridete, ridete che loro ridono di più.
...il finto benessere, le privatizzazioni, la disoccupazione, acquisto di ogni bene inutile dai paesi esteri (corea,cina,etc...), un governo corrotto, manodopera fornita dagli stranieri dei paesi poveri a basso prezzo, la fuga dei capitali all estero...Vedevo ieri sera tardi un documentario sulla storia del fallimento argentino, QUESTI ERANO I SINTOMI, non sembra la situazione italiana?
Perché non li mostrano alle otto di sera certi documentari, forse perché la gente preferisce il grande fratello? O forse per il fatto che certe cose è meglio non saperle!
PORSI LE GIUSTE DOMANDE nella vita bisognerebbe...ne ricaveremo un giusto comportamento. MA SONO deluso dal fatto che leggendo i vari messaggi nei blog, i commenti delle persone insomma, vedo che su 100 soggetti la maggior parte tengono il loro cervello occupato con pensieri totalmente inutili. Leggevo ieri in alcuni messaggi che la marocchina sarebbe incinta...PENSATE che problema per noi italiani, sono questi i fatti che meritano discussione?!?!?
Hanno vinto coloro che volevano rendere imbecille la razza umana, ci sono riusciti. SE OGNI uomo la mattina si alza per far arricchire gli sconosciuti, non lamentiamoci poi se ci ritroviamo con niente in mano. Abbiamo scelto noi che vada in questo modo. Il merito è di colui che compie l'azione, non di quelli che ci guadagnano sulle tua AZIONI. Il mondo funziona in questo modo, che tu lo sappia o meno poco conta, quello che conta sono i risultati delle nostre azioni quotidiane.
NOI, anzi VOI, NON avete il coraggio di inseguire un mito, ma viene accettata una NORMA, una routine quotidiana racchiusa dalle regole, dagli schemi imposti dagli altri.
Vedo le persone in gabbia, si lamentano che la gabbia non è d'oro, ma non si rendono conto che non cambia la sostanza, sempre gabbia sarebbe.
Come i canarini, come i pappagalli, ornamento per i vizi, per i piaceri altrui: ECCO cosa sono la maggior parte degli uomini. IL GRAVE è che fanno anche figli!!! Si riproducono, sono felici!...

....E voi vi lamentate...vi lamentate...ma cosa fate per cambiare le cose? NULLA.
ALLORA bossi decide per VOI. La benzina aumenta e voi la consumate. Tanzi non va in prigione e a voi pignorano la casa se non pagate sei rate...allora che lamentate a fare?
SE NON SI CAMBIA MODO DI VIVERE...bisogna lavorare, a testa bassa e ZITTI!!!
Esempio...si vende droga da un sacco di anni a prezzi strepitosi...un pò come vendere la verdura e diventare miliardari. MA DI QUESTO chi ne parla?
Avete quello che meritate!!!
BOSSI CHE VI GOVERNA.

mercoledì 2 febbraio 2011

IL sogno



Elogio dell assurdo, il sogno


Ho sognato. Ho sognato un paese dove un uomo, che per comodità chiameremo guido, raccontava agli altri la storia di dio, affermava di averlo conosciuto e nel suo volto sembrava davvero di vedere una luce di saggezza, avolte. Questo uomo iniziò a predicare cosa fosse la vita e cominciò anche a dire cosa dovevamo fare per ritrovarci tutti, una volta morti (cosa ci sarà poi una volta che siamo morti nessuno lo può sapere, ma questo uomo lo sapeva…) in quello che sarebbe stato il paradiso terrestre…allora se dobbiamo sperare in un futuro paradiso significa che siamo all’inferno ora? Forse aveva ragione, il modo in cui lo predicava piaceva alle persone, stanche delle vecchie storie, forse…


Mah, la gente aveva fede, voleva credere in questa bella favola che punisce i cattivi. I cattivi erano coloro che non si volevano piegare alla volontà di quel dio che aveva parlato a guido, che nessuno aveva mai visto, mai sentito e mai conosciuto, ma che a guido aveva detto un infinità di cose giuste e sagge. I cattivi vanno puniti, questa è una cosa che accomuna tutti gli uomini, e perciò guido iniziò a perseguitare i cattivi, coloro che non volevano ascoltare la parola che dio aveva professato al fortunato guido. Per farlo cercò aiuto da uomini che volevano assicurarsi il paradiso visto che in questa vita non erano stati molto fortunati, almeno avrebbero avuto un'altra possibilità. Così i cattivi vennero massacrati nel modo più crudele possibile, bisognava mostrare agli altri che fine avrebbero fatto se non ascoltavano la parola del signore, e per non incorrere più in queste orribili scene, le famiglie dovevano affidare i loro bambini agli amici di guido, personalmente da lui istruiti perché si comportassero nel modo migliore possibile, così i bambini sarebbero stati educati sin dai loro primi anni di vita, sarebbero, come diceva guido, diventati gli apostoli di quel signore che nessuno aveva mai visto ma che aveva detto cose molto importanti in quel libro che nemmeno i genitori sapevano leggere: Solo guido e i suoi amici conoscevano la lingua di dio. Erano veramente persone importanti. Era vero che non lavoravano, non sapevano raccogliere il grano, non facevano il pane, non avevano moglie, insomma non facevano molte cose che tutti gli altri realizzavano, ma il loro lavoro era quello di predicare le cose giuste che il dio voleva dagli uomini. I bambini si chiedevano spesso cosa diavolo gli stavano insegnando, loro non avevano mai visto niente di tutto quello che veniva predicato da questi uomini, ma i loro genitori, non capivano come mai, continuavano a dire che bisognava avere fede perché era il signore che lo voleva, ma chi fosse questo signore, chi, lo avesse davvero visto non si riusciva mai a sapere, stava scritto nei libri, libri che venivano aperti per rispondere ad ogni domanda e che dovrebbe aver scritto lo stesso dio, ma alcuni bambini non credevano alle cose scritte nel libro, anzi prendevano in giro i loro compagni creduloni, però i bravi amici di guido prendevano per le orecchie questi bambini e davanti a tutti venivano presi in giro, cattivi e cattivi, così imparavano a prendere in giro il libro del signore. Che non lo avevano scritto gli uomini lo capivano i bambini, ma era importante che picchiassero quelli che li prendevano in giro. In fondo si comportavano in questo modo anche mamma e papà, prendevano sempre in giro il loro “amico” dicendo che sarebbe andato all’inferno, e poi si rideva tutti assieme: Forse era vero che dio ti portava sulla strada della felicità…anche se molte volte non sembrava. Ma di questo ci avevano avvertito, ovvero ci era stato detto che dio aveva un nemico potente che si divertiva quando gli uomini non ascoltavano le leggi del signore, e sapevano anche il nome di questo angelo cattivo cattivo, si chiamava satana e stava nelle fiamme, sempre nelle fiamme per tutta la sua vita, e circondato dagli uomini malvagi e cattivi come lui. Iniziò così una catena di odio che metteva contro chi la pensava diversamente da tutto ciò che veniva spiegato in quel grande libro, in fondo lo dicevano che si doveva credere a dio altrimenti il suo cuore soffriva, le leggi da rispettare erano importanti, ma sapevano anche che dio li avrebbe perdonati perché guido diceva che la sua bontà era infinita, quindi…quindi non si capiva. Dio si sarebbe arrabbiato o avrebbe perdonato i malvagi? La verità è che con le preghiere, parole sempre uguali e ripetute molte volte, si chiedeva perdono delle cattive azioni, ma se non bastavano perché il gesto era stato molto cattivo, bastava dare dei soldi agli amici di guido, loro lo avrebbero riferito al signore e lui molto probabilmente ci avrebbe aspettato in paradiso dopo questo mondo pieno di persone malvagie. Lo sapevamo che il nostro paradiso era bello, uomini e animali che giocavano tutto il giorno assieme. Nessuno faceva male a nessuno. Anche se a volte ci chiedevamo come facevano a vivere i gatti senza mangiare i topi, ma non si trovava risposta, e poi era meglio che gli amici di guido non ci sentissero a farci certe domande, altrimenti dicevano che noi non credevamo e diventavamo così come i nostri amici che venivano svergognati davanti a tutti, e poi se non si credeva a dio, da grandi ci avrebbero bruciato in piazza, perché voleva dire che ci piacevano le fiamme se non credevamo al paradiso descritto nel grande libro del signore. In fondo se non eravamo più nel paradiso era proprio colpa degli uomini che non avevano voluto ascoltare le leggi del signore.


Quindi in quel paese iniziarono a litigare per le cose che dio aveva detto, che nessuno aveva ascoltato, che nessuno aveva mai visto, ma che comunque si dovevano ascoltare per il nostro bene dopo la morte, in fin dei conti era vero che in questo mondo si stava malissimo grazie a coloro che non ascoltavano la parola del signore, erano loro i cattivi!!! Si, è vero, ogni tanto uomini uguali a quei bambini cattivi venivano uccisi in piazza e gridavano tanto con le fiamme che gli avvolgevano il corpo, doveva far veramente male, ma se così non si faceva loro avrebbero fatto soffrire gli uomini di tuttoil mondo e per questo bisognava mandarli subito dal loro amico satana, la si sarebbero presi in giro con gli altri cattivi e così imparavano ad essere insensibili.


Le persone inziarono a litigare, a vedere ogni giorno uomini uccisi in piazza per il solo motivo che non volevano credere alle favole scritte nel libro. Come mai se non si credeva a biancaneve nessuno ti trattava male? Davvero dio era veramente importante allora. Dopo molti, molti anni, tutti gli uomini sapevano le parole del signore, chi non si comportava come veniva scritto nel libro grande faceva una brutta fine perché non voleva ritornare al paradiso. Era vero che tutti non rispettavano le parole e le regole del signore, ma ci dicevano sempre che non sarebbero mai andati in paradiso, che non erano giusti e buoni. Noi invece, noi che stavamo male eravamo i preferiti dal signore e una volta morti il paradiso era nostro. Lo dicevano anche mamma e papà, che il nostro amico per esempio sarebbe finito con il culo alle fiamme per quello che diceva tutti i giorni, sarebbero andati all’inferno anche quelli che rubavano le galline a chi non aveva altro da mangiare, per fortuna mi dicevo io, per fortuna perché in questa vita ci facevano stare male, il demonio gli avrebbe punto il culo con la sua forca e bruciati nelle fiamme. Meno male che il signore aveva inventato l’inferno!!! E meno male che noi saremo andati in paradiso…poi mi sono svegliato di colpo, ho aperto gli occhi e mi sono guardato attorno: “è vero, a volte i sogni diventano realtà!”.

giovedì 27 gennaio 2011

La teoria di Marx come quella di Platone . . . allora perchè . . .

1) “La mafia è una organizzazione commerciale. Offre droghe, prodotti e servizi illegali, prostitute, traffico di esseri umani ridotti in schiavitù. In Europa ci sono milioni di utilizzatori di cocaina, milioni di uomini che vanno a prostitute, milioni di imprenditori che chiedono forza lavoro sottopagata. Ci sono centinaia di aziende che cercano di smaltire in modo illegale i propri rifiuti tossici. Tutto ciò rappresenta una domanda di servizi illegali.
 I servizi vengono resi illegali da chi? Come mai è proibita la droga solo dal 20esimo secolo? Possiamo dire la stessa cosa per la prostituzione. Ci possiamo spingere anche oltre con la fantasia, e chiederci come mai il comunismo (Dottrina politica, economica e sociale fondata sulla proprietà non individuale ma comune dei beni esistenti e dei mezzi di produzione) è stato devastato, reso inumano, ma come mai la spartizione dei beni terreni tra gli esseri umani sarebbe criminale? Non è forse criminale l’accumulo di beni oltre la misura di consumo individuale a discapito delle masse? In parole povere, per quale assurdo motivo io devo acquistare quaranta appartamenti per poi affittarli e vivere di rendita? Forse perché nella mia vita desidero star bene? O forse per il motivo che con questo comportamento gli altri devono lavorare per me? Questa è la chiave di lettura, naturalmente per il mio punto di vista: “Svolgere una mansione nella catena di montaggio non piace a nessuno”. Qui arriviamo al punto, lavorare non piace a nessuno, almeno che il lavoro non sia una cosa che ti appaga, gratifica e ti fa crescere intellettualmente, MA lavorare bisogna. Certamente non possiamo affermare che si può tranquillamente far nulla per tutta la nostra esistenza, ma possiamo chiederci: “Se decido di vivere in campagna e mangiare solo quello che produco, quante ore al giorno dovrei lavorare?”. Per quale assurdo motivo vi sono persone che muoiono di lavoro, e spesso per nemmeno duemila euro al mese, mentre altre vivono nella bambagia e nemmeno conoscono le catene di montaggio? Vediamo in questi giorni cosa succede in Africa, qui vicino a noi. Presidenti che festeggiano, come la famiglia “reale” tunisina, loro festeggiano, sorridonoe si divertono sul male dei molti. TU devi essere lo schiavo che lavora per far si che la mia piscina sia limpida e pulita. Ovvero, tradotto:”TU devi ammazzarti di lavoro perché io mi possa permettere cose estremamente inutili! Come è stato possibile che proprio gli uomini alla base di questo sistema, e parlo degli operai (gli schiavi , pardon) continuino a mantenere in piedi un sistema che non si muove in direzione dei loro interessi? Solo qualche secolo fa tutto ciò non sarebbe stato possibile, oggi abbiamo la psicologia e conoscendola ne possiamo trarre grandissimi vantaggi, per esempio con le televisioni ed i media in genere, è possibile rendere imbecilli milioni di esseri umani in pochi decenni. Diceva Bertrand Russell nel 1920 circa, che non osava pensare come le conoscienze della psicologia potevano venir usate da chi governava! Ecco come, oggi lo vediamo, è di fronte ai nostri occhi. Ricordiamo che: “Se leggi i classici del pensiero sei un “pesante” e monotono intellettuale. PROIBIRE la filosofia è stato possibile solo facendola passare per inutile. Con la cultura non si mangia, con il culo si invece, basta offrirlo. MA OGNI GIORNO buttiamo cibo nella spazzatura. Allora, fermiamoci, buttiamo tutte le cose inutili, magari facciamo qualche giorno a riflettere su questi argomenti. STOP. Iniziamo ad usare la materia grigia che la natura ci ha fornito, magari leggiamo il capitale di Marx (Libro tanto criticato, ma letto da pochissimi, d’altronde con la mediaset e la rai che da decenni lo descrivono come un mostro chi lo può avvicinare?). Voglio SOTTOLINEARE che non ho MAI votato il partito comunista, non sono comunista per modo di dire, come lo sono i nostri politici, io credo davvero che non serve possedere tanti beni che mai potrai usufruire nella tua esistenza, io credo che la cosa certa della vita sia proprio la morte, ed allora per quale motivi devo possedre cento abitazioni quando ne serve una per vivere? Per quale motivo mi devo permettere le cose più inutili al mondo per togliere il cibo ai deboli? Questo non è comunismo, è l’opposto del capitalismo e tutti stiamo vedendo con i nostri occhi che lo sviluppo capitalista portato o no all’estremo, finirà sempre con uno stile di vita che porta al suicidio ed al malessere. Iniziamo a leggere i classici del pensiero, non era il solo Marx a pensarla in quel modo, citiamo anche Platone per esempio, anche lui criticava la proprietà privata, ma nessuno ha mai detto che Platone era comunista, che sia perché in Grecia si stava bene e non hanno sterminato miliono di persone come in Russia? Credo di si, la Russia era da prendere come esempio cattivo, un paese che il vero comunismo non lo ha mai visto. In tutta la terra non abbiamo notizia di un popolo che abbia applicato le leggi del Capitale di Marx. IL COMUNISMO è solo un mito, come il cavallo alato, entrambi non si sono mai visti. Di questo dobbiamo parlare, per esempio, perché le cose inizino a cambiare. Se di tutte le ore e le pagine, dedicate dai media ai casi come Sarah scazzi o l’omicidio di Cogne, ne avessero dedicate almeno la metà a discutere di valori umani e di giustizia (reale, vera . . . nonquella finta della serie la legge è uguale per tutti . . . n.d.r) in che modo ci comporteremo oggi ?

mercoledì 22 dicembre 2010

Della plebaglia

La vita è una sorgente di gioia ma dove la  plebaglia  beve con altri , tutte le fontane sono avvelenate.
Io amo tutto ciò che è pulito ; ma non posso vedere i ceffi che ghignano e la sete degli impuri .

Essi hanno gettato il loro sguardo giù al fondo del pozzo ; il loro ripugnante sorriso luccica ora verso di noi dal fondo del pozzo .

Essi hanno avvelenato la santa acqua con la loro cupidigia ;  e  mentre chiamavano gioia i loro sordidi sogni , insudiciavano anche le loro parole .

La fiamma si cruccia quando essi avvicinano al fuoco i loro viscidi cuori ; e infine lo spirito stesso borbotta e manda fumo quando la plebe s'avvicina al fuoco.

Nelle loro mani il frutto diventa dolciastro e troppo maturo ; e il loro sguardo rende l'albero secco sulla cima e preda della prima folata di vento .

E molti che hanno voltato le spalle alla vita , l'hanno fatto soltanto per voltare le spalle alla plebe : non volevano dividere con  la plebe la fontana , e la fiamma e il frutto .
In verità , Zarathustra è un vento impetuoso per tutte le bassure ; ed ecco il consiglio che egli dà a tutti i suoi nemici e a tutto ciò che vomita e sputa :  Guardatevi dallo sputare contro vento .

Saggio da : Friedrich Nietzsche .

Sante parole .  Buona giornata 

Da beppegrillo.it: " Fare il proprio lavoro "

In posta trovi la banca. Alla stazione i centri commerciali. Non puoi ancora spedire un pacco allo sportello bancario, ma è solo questione di tempo. E' il trionfo della universalità. Il politico passa il suo tempo in televisione, ma non in Parlamento, fa l'attore, non le leggi. Chi viene eletto, a tutti gli effetti, è come se fosse assunto dalla RAI. C'è una repulsione crescente verso il proprio mestiere che spinge a fare altro. Il treno in orario per Moretti è meno importante dei supermercati delle Grandi Stazioni.Benetton in teoria fa maglioni, in pratica gestisce autostrade, un'attività di cui non ha alcuna esperienza con la quale incassa però miliardi di euro di pedaggi. Colaninno, ex Telecom, ex Olivetti, ex tutto, va in Vespa e si occupa di Alitalia non sapendo una cippa di trasporto aereo. E' l'apoteosi dell'incompetenza.
Le escort diventano ministre, i giudici fanno i deputati e molti deputati vorrebbero fare i giudici, il governo emana le leggi al posto di governare e l'opposizione, oltre a opporsi, trova il tempo di collaborare. L'oncologo Veronesi si improvvisa esperto nucleare. Fare altro serve a combattere la noia del proprio mestiere. Meglio dilettante ogni giorno, che professionista per tutta la vita. Solo chi affronta la sua attività con lo spirito del dilettante puro può svolgerla senza distrazioni, con la leggerezza dell'improvvisazione, Bertolaso delle catastrofi ad esempio, o Gasparri quando era ministro inconsapevole delle Telecomunicazioni.
Fare altro non significa, come è ovvio, rinunciare allo stipendio per il quale si è pagati per fare qualcos'altro. Anzi. L'"altrismo" non va confuso con l'altruismo, pur avendone l'assonanza. Se il delitto non paga, esattamente come Tremorti, fare il sindaco e il senatore, l'attore di teatro e il deputato, l'avvocato e il parlamentare paga doppio e anche triplo. L'altrismo sviluppa sinergie impensabili insieme ai portafogli. L'importante è partecipare (all'incasso). Trovare un ministro che fa il ministro, un eurodeputato che fa l'eurodeputato, una puttana che fa la puttana è un'impresa disperata. C'è pure chi si improvvisa leader mentre è presidente della Camera e chi partecipa alla stesura delle leggi come presidente della Repubblica.
L'attività del vicino è sempre più verde. Babbo Natale farà anche la Befana e i Re Magi insieme a San Giuseppe. Il trasformismo, vecchia malattia del Paese, che colpisce inesorabilmente gli italiani, da Giolitti a Scilipoti (con rispetto parlando) si è trasformato nella schizofrenia sociale. Ognuno è anche altro. L'importante, come sempre, è non lavorare e soprattutto, non prendersi le proprie responsabilità.

martedì 21 dicembre 2010

Il 10% della popolazione italiana si divide metà dei beni...


Banca d’Italia: Il 45 per cento della ricchezza in mano al 10 per cento delle famiglie
Secondo i dati diffusi dalla Banca centrale, il 50 per cento delle famiglie dispone solo del 10 per cento del patrimonio
La distribuzione della ricchezza in Italia è molto squilibrata: il 10 per cento delle famiglie possiede il 45 per cento della ricchezza, mentre c’è un 50 per cento delle famiglie che in totale arriva a mettere insieme il 10 per cento della ricchezza totale. E’ quanto emerge dai dati diffusi oggi dalla Banca d’Italia, che ha presentato il bollettino sulla ricchezza delle famiglie (dati riferiti al 2008). Il rapporto descrive un Paese fortemente diviso tra chi conduce una vita agiata e chi, per usare un’espressione abusata, “fatica ad arrivare alla fine del mese”.

Al di là delle percentuali, è analizzando i dati assoluti che si coglie il vero significato di questo squilibrio: la ricchezza netta dei 24 milioni di famiglie italiane è di 8.600 miliardi. Questo significa che, in media, ogni famiglia possiede un patrimonio di 358.000 euro. Una cifra ragguardevole, che infatti pone il nostro Paese nella media degli stati dell’Occidente (e di gran lunga più in alto degli Stati Uniti). Ragionando però sulla distribuzione di questa ricchezza, la musica cambia. Eccome. Dividendo il 44 per cento del patrimonio per il 10 per cento delle famiglie, si ottiene una media per famiglia di oltre un milione e mezzo di euro. La metà delle famiglie italiane, invece, ha un patrimonio medio di poco più di 70mila euro. Non stiamo parlando di reddito, ma di patrimonio: case, terreni, beni intestati. La banca centrale italiana, infatti, lo riconosce: “Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre all’opposto poche dispongono di una ricchezza elevata”. E se gli italiani conservano comunque un patrimonio “competitivo” è grazie soprattutto alle scelte di investimento abituali: il 62 per cento della ricchezza è distribuita in “attività reali”, e tra queste l’82 per cento sono costituite da case di proprietà.

Il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane – continuna l’analisi di Bankitalia – alla fine del 2009 era era stimabile in circa 4.800 miliardi di euro, con un aumento in termini reali dello 0,4 per cento rispetto a un anno prima. Sempre alla fine del 2009, le passività finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41 per cento da mutui per l’acquisto dell’abitazione. Proprio perché “concentrate” in larga parte sui mutui, le nostre famiglie risultano meno indebitate rispetto alla media dei Paesi occidentali. Da un confronto internazionale emerge infatti come alla fine del 2008 l’ammontare dei debiti fosse pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia tale valore era pari a circa del 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone al 130 per cento.

Complessivamente, i numeri dicono che l’Italia appartiene alla parte più ricca del mondo, in termini di ricchezza netta pro-capite: il 60% delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 90% delle famiglie di tutto il mondo. Le cifre non fanno sfigurare il nostro Paese a un confronto internazionale, ma è la loro analisi a far emergere un problema serio.  “I dati sulla ricchezza delle famiglie italiane sono drammaticamente eloquenti: un’insostenibile disuguaglianza, una distribuzione tra le più inique delle economie sviluppate e che frena la crescita”. E’ il commento del responsabile Economia e Lavoro del Pd, Stefano Fassina, ai dati di Bankitalia. Ancora più diretto Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori: “E’ una situazione da Repubblica delle banane”, scrive sul suo blog: “Questo è diventato un Paese in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, un Paese fondato sull’ingiustizia. Se il governo e le grandi aziende fossero davvero liberali come dicono di essere, se non fossero abituati a predicare sempre bene e a razzolare sempre male, le cose andrebbero un po’ meglio. Non per noi politici ma per quel 90% delle famiglie italiane che deve accontentarsi delle briciole”.

Variazione del costo della vita lire-euro


 PASTO TIPO
2001
2009
2010
2010/2001
2010/2009
ACQUA (1/2 lt)
€ 0,52
€ 1,60
€ 1,60
PIATTO DI PASTA
€ 2,32
€ 5,00
€ 5,60
DESSERT AL PIATTO
€ 2,07
€ 3,60
€ 3,80
CAFFE'
€ 0,62
€ 0,90
€ 0,95
TOTALE
€ 5,53
€ 11,10
€ 11,95
116%
8%



 Ecco nel dettaglio i costi rilevati dall’O.N.F. 2001
2001
2009
2010
2010/2001
2010/2009
Lire
Euro
Euro
Euro
Var. %
Var. %
CAFFE'
1.200
€ 0,62
€ 0,90
€ 0,95
53%
6%
ACQUA (1/2 lt)
1.000
€ 0,52
€ 1,60
€ 1,60
208%
0%
PIZZA MARGHERITA
6.500
€ 3,36
€ 8,50
€ 8,50
153%
0%
PIZZA GUSTI ASSORTITI
10.000
€ 5,16
€ 10,00
€ 10,00
94%
0%
PIATTO DI PASTA
4.500
€ 2,32
€ 5,00
€ 5,60
141%
12%
PIATTO DI PASTA AL PESCE
5.500
€ 2,84
€ 6,50
€ 7,00
146%
8%
CARNE AL PIATTO
6.500
€ 3,36
€ 6,00
€ 6,50
93%
8%
PESCE AL PIATTO
7.500
€ 3,87
€ 8,00
€ 8,50
120%
6%
DESSERT AL PIATTO
4.000
€ 2,07
€ 3,60
€ 3,80
84%
6%
GELATO
1.500
€ 0,77
€ 3,00
€ 3,00
290%
0%
TRAMEZZINO
1.500
€ 0,77
€ 2,00
€ 2,10
173%
5%
PANINO
3.000
€ 1,55
€ 2,70
€ 2,90
87%
7%
CAPPUCCINO E CORNETTO
2.300
€ 1,19
€ 1,90
€ 2,00
68%
5%
PIZZETTA ROSSA
1.500
€ 0,77
€ 2,10
€ 2,20
186%
5%

lunedì 20 dicembre 2010

Pasolini

PASOLINI E LA SOCIETA'
Pasolini nel 1975 (www.pasolini.net)
Delusione e "disperata vitalità" (1963-1975)
Ho dovuto decidere su quale anno fosse da porre come inizio della disperazione pasoliniana. La scelta è caduta sul 1963, a motivo di queste drammatiche espressioni:
"Facciano scoppiare le atomiche o giungano alla completa industrializzazione del mondo, il risultato sarà lo stesso: una guerra in cui l'uomo sarà sconfitto e forse perduto per sempre."(1)
"Si produrrà e si consumerà, ecco. E il mondo sarà esattamente come oggi la Televisione - questa degenerazione dei sensi umani - ce lo descrive, con stupenda, atroce ispirazione profetica."(2)
Quanto sia oggettiva questa previsione senza luce di speranza e quanto invece derivi dalle ragioni poetiche particolari di lui, non posso, almeno per ora, nemmeno chiarirlo a me stesso. Quel "forse" di cui alla citazione n. 1, lascia intendere che una pur difficile via di salvezza è ancora possibile, purché si abbia il coraggio di mettersi in crisi e accettare umilmente il dolore (composto a volte di solitudine ed emarginazione) in vista della propria crescita umana e culturale.
Il 1964 è un anno speciale per il nostro, che a motivo del suo film sul Vangelo di Matteo, auspica, attraverso dibattiti in giro per l'Italia e il dialogo con i lettori della rivista «Vie Nuove», la necessità di un incontro democratico tra cattolici non clericali e marxisti non dogmatici. Figura di riferimento è naturalmente Papa Giovanni, che grazie alla sua cultura ha saputo avere uno sguardo non autoritario sul mondo e sugli uomini, che non vanno perciò distinti in assolutamente buoni o assolutamente cattivi.
Il marxismo, peraltro, può superare la necessità filosofica dell'ateismo, necessità che nasceva dal positivismo, ma che ora non ha più motivo d'essere perché la scienza ha superato lo stesso positivismo. Il marxismo non deve essere cristallizzato in un sistema fisso e dogmatico. Se così fosse, sarebbe la copia atea del dogmatismo clericale.
Tuttavia Pasolini è pessimista riguardo al futuro, perché ritiene che i dirigenti comunisti non si sono accorti in tempo della svolta neocapitalistica della borghesia, che tende a borghesizzare e disumanizzare il mondo, rendendo gli uomini degli automi. Gramscianamente parlando, i neocapitalisti non sono classe dominante, ma qualcosa di peggio, cioè classe egemone, perché si pongono come centro culturale con la nuova lingua tecnocratica che uccide l'espressività in nome di una spietata strumentalità. Ce ne accorgiamo benissimo: tutto è merce, gli stessi individui sono merce da sfruttare. Questa disperazione però lascia spazio alla speranza che prima o poi, fosse anche nel corso di secoli, gli uomini ritrovino la loro libertà autentica che è nell'espressività, cioè nei sentimenti veri, non indotti dalla cultura di massa.
Per questo vede - alla metà degli anni '60 - l'alleanza tra cattolici progressisti e marxisti non dogmatici, come uno dei mezzi possibili per lottare contro il materialismo (in senso volgare) ateo, cinico e disumanizzante alla base del neocapitalismo, sintesi di tutto ciò che è condannato dal Vangelo.
Insistendo sul tema della crisi del marxismo, suscita le ire di suoi avversari intellettuali o semplici lettori, che lo accusano di essere un letterato decadente che non conosce nemmeno i primi elementi del marxismo. I toni usati da quegli avversari sono aspri e denigratori, l'ennesimo capitolo di una persecuzione, che è poi quella che lo ferisce di più giacché proviene da persone di sinistra.
A una ragazza che gli scrive su «Vie Nuove» di voler studiare all'università ma non avere i soldi per farlo, risponde:
"Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell'esperienza speciale che è la cultura."(3)
Nel '66 prepara con Moravia una nuova serie della rivista «Nuovi Argomenti», finalizzata a chiarire la crisi del marxismo e prospettare le possibili soluzioni ad essa, cercando pure di rifondare la cultura marxista.
In una intervista di Oriana Fallaci, durante una visita a New York, dice che ha ancora delle speranze, ma che queste gli vengono ora non dall'Europa, bensì dagli Stati Uniti, dove si è accorto che gli uomini sono idealisti pur nel loro pragmatismo; inoltre la Nuova Sinistra americana, gli studenti politicamente impegnati per l'emancipazione dei neri, promettono bene: a suo parere, essi non sono né comunisti né anticomunisti, ma mistici della democrazia, vogliono portarla cioè sino alle estreme conseguenze.
Cominciando ad occuparsi del fenomeno "televisione", comprende che vengono accettati nel circuito televisivo solo gli imbecilli e gli ipocriti. La regola è dire fesserie o saper mentire. Se a dibattiti in Tv sono invitati degli intellettuali, anche buoni come Moravia o Attilio Bertolucci, questi devono tacere, non dire ciò che realmente pensano, perché altrimenti verrebbero danneggiati nei loro interessi di letterati.
Nel '67, riguardo la Guerra dei Sei Giorni tra Israele e alcuni Stati arabi, il nostro è dalla parte di Israele, il cui Stato è minacciato dal fanatismo musulmano.
Il neocapitalismo minaccia il mondo della cultura. Pasolini, nel '68, ritira per protesta il suo romanzo Teorema dal Premio Strega, ormai dominato dalle clientele editoriali. Si batte insieme ad altri registi per l'autogestione della Mostra del Cinema di Venezia, ma il Governo interviene con la polizia. Ovviamente il potere, che è cinico ed egoista, ha paura di ogni tentativo di democrazia reale e diretta.
Contro gli studenti che a Roma si scontrano con la polizia, il primo marzo 1968, presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Roma, scrive la famosa poesia Il Pci ai giovani!! che tante polemiche suscita in seno agli intellettuali di sinistra e al Movimento Studentesco: egli sostiene che gli studenti sono dei figli di papà, la loro è una finta rivoluzione, in realtà è la borghesia stessa che per autoperpetuarsi si punisce attraverso loro, che ormai appartengono al mondo del benessere consumistico: disprezzano la vera cultura, sono dei moralisti che aspirano al potere. Simpatizza invece per i poliziotti, essi sì figli di poveri, anche se resi "sicari" del mondo del potere. Insomma, una provocazione, con cui l'Autore dà ai giovani studenti contestatori un metaforico pugno nello stomaco, affinché nasca in loro una coscienza critica. Li invita infine ad occupare le fabbriche e le sedi del Pci.
Solo Moravia ammette di pensarla come lui ma di non averlo detto perché uno scrittore deve prendersi i suoi tempi e non scrivere a caldo, come invece è tenuto a fare un poeta.
Pasolini parla anche di quello che gli appare come "fascismo di sinistra", composto di taluni militanti e intellettuali marxisti (moralisti e borghesi) che creano un alone di terrore e ricatto intorno a chi non la pensa come loro, soprattutto nei confronti di intellettuali liberi da dogmi sia pur laici.
Gli spiriti liberi sono sempre perseguitati, perché non hanno accettato alcun potere: vedi il caso Braibanti, l'intellettuale omosessuale condannato per plagio, oppure, in campo cattolico, Padre Arpa, accusato di truffa, colui il quale ha difeso la Dolce Vita di Fellini contro le gerarchie ecclesiastiche.
La droga diventa fenomeno di massa e Pasolini osserva che chi si droga lo fa per mancanza di cultura, per riempire un vuoto esistenziale, per un generale senso di "paura del futuro". Comunque è contrario ad ogni forma di repressione: la tossicomania è da tollerare come la pornografia, anche se entrambe sono fenomeni negativi.
Nel 1969 il dodicenne viareggino Ermanno Lavorini viene rapito a scopo di estorsione da un gruppo di ragazzi monarchici, che lo uccidono; arrestati, depistano le indagini parlando di un giro di prostituzione maschile e segnalano, tra gli altri, Adolfo Meciani, che si suiciderà in carcere. Viene quindi scoperta l'infondatezza delle loro accuse e Pasolini se la prende con gli investigatori e i giornalisti, che per accontentare il gusto di linciaggio dell'italiano medio, hanno enfatizzato la figura di "mostro" del diverso di turno, capro espiatorio di una società repressa e repressiva, essa sì "mostruosa".
Quando viene scoperta la verità, è messo a tacere tutto sui giri di prostituzione viareggini, perché sono implicati, come in ogni altra città d'Italia, personaggi eminenti di ogni classe sociale, partito, fede.
In Sicilia, a Zafferana, Pasolini fa parte della giuria che assegna il Premio Brancati al libro di Michele Pantaleone Antimafia: un'occasione mancata, coraggiosa denuncia contro il potere mafioso. Il premio viene contestato dai giornali fascisti e ignorato da quelli di sinistra.
Prevede ormai l'imborghesimento di tutto il mondo, per cui il problema sarà sempre più quello di essere borghesi "buoni" e non borghesi "cattivi". I primi ovviamente sono socialisteggianti, amanti della cultura, contrari ad ogni forma di livellamento e di massificazione e di acculturazione. Anche il Terzo Mondo è destinato a diventare piccolo-borghese e industriale. Ciò che però resta indiscussa è l'impossibilità di una previsione certa sul futuro: quindi lui stesso ammette che ogni suo giudizio vale per il momento in cui lo dà.
All'estero, a Praga, il giovane Jan Palach si suicida dandosi fuoco come protesta contro l'oppressione sovietica in Cecoslovacchia. Pasolini dice che sul piano politico è stato un suicidio inutile e inopportuno in quanto strumentalizzato dalle forze reazionarie anti-comuniste; ma sul piano ideale, Jan ha fatto bene in quanto si è espresso col suo corpo come un eroe antico. E' ovvio che Pasolini è contrario alla politica violenta sovietica e critica inoltre la classe dirigente dell'URSS che ha deformato il mito comunista.
Assistendo per pochi minuti (di più non resiste) alle trasmissioni televisive come il Festival di Sanremo o Canzonissima, si accorge dell'involgarimento della società del benessere, la cui massa vive su un piano sottoculturale.
Invita l'organizzazione per la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico nazionale «Italia Nostra», a far propri certi metodi di contestazione studentesca, per convincere gli uomini politici ad occuparsi una buona volta dei monumenti italiani, che invece sembrano destinati alla deturpazione. Chi non sente l'urgenza del "problema della bellezza" ed è utilitarista, è come se non amasse realmente la vita, la sua continuità.
Scomparsa la speranza in una rivoluzione comunista, a lui non resta che sorridere (con un male accettato umorismo) di cose che in passato lo avrebbero fatto arrabbiare e lottare (come l'involgarimento delle masse); si rifugia quindi nell'utopia, che gli permette di sopravvivere. I suoi messaggi morali o politici non hanno un contenuto fisso, ma sono "a canone sospeso", cioè riempibili, da parte dei destinatari, di significati diversi nel tempo e nello spazio. Essere  rivoluzionari a parole o senza tener conto delle condizioni obiettive della società, significherebbe fare il gioco della controrivoluzione.
A chi lo accusa di misoginia, risponde che il suo difetto è semmai quello di rappresentare la donna solo nel suo lato angelico e di vedere in lei una esclusa come è anche lui stesso. Del resto, non è in grado di disprezzare nessuno completamente, etichettarlo con un giudizio definitivo, perché vede in ogni persona (e cosa e animale) un profondo sacro mistero. Per questo si scandalizza sempre più per l'assenza di senso del sacro nei suoi contemporanei.
Nel 1970 non è ancora evidente la trasformazione corporale degli operai e dei contadini, che ai suoi occhi appaiono ancora innocenti nel fisico, anche se parlano come gli studenti contestatari borghesi, cioè dicono frasi moralistiche, ricattatorie e terroristiche. La povertà costringe chi ne è vittima ad essere buono, anche se si tratta di un "picciotto" della mafia, che in quanto povero non ha alternative; del resto, gli stessi vertici della società che lo esclude a una vita onesta, sono collusi con i capi-mafia.
Società neocapitalistica e società comunista sono interscambiabili, ormai, in quanto distruggono con prepotente tecnicismo i valori e i monumenti tradizionali del mondo. Il passato, anche se crudele, rendeva più felici, con i suoi valori di semplicità e povertà.
Considera i carcerati non fascisti i veri contestatari della società del benessere: essi sì poveri e appartenenti alla classe dominata, mentre i giudici fanno parte della classe dominante. Non c'è ancora il Pasolini (quasi) totalmente pessimista del '75, che vede il male sia negli sfruttati che negli sfruttatori, il male come desiderio di possedere e distruggere.
Teme nel mondo una reazione di destra, favorita anche da certi estremismi di sinistra, che sono una forma di sottocultura borghese.
Disprezza il revival spiritualista, attraverso il quale giovani e meno giovani contestano apparentemente la società del benessere, mentre in realtà, con la loro sottocultura, fanno il gioco della reazione di destra.
Ai suoi occhi il connubio tra neoavanguardia e contestazione giovanile appare un "monstrum" fatto di moralismo, ricatto e terrorismo.
Nel luglio '70 alcuni rivoltosi democristiani e missini di Reggio Calabria provocano disordini perché come capoluogo della regione è stata scelta la città di Catanzaro: Pasolini, col solito acume, smaschera l'irrealtà di questo problema, che non ha alcuna attinenza con i reali bisogni della popolazione.
In Italia il popolo aspira a diventare piccolo-borghese, consumando i beni imposti dalla società del benessere e, quel che è peggio, abiurando ai propri valori tradizionali dialettali. Solo i napoletani resistono, ma la loro resistenza è votata al fallimento, perché è fatale che il mondo diventi totalmente industrializzato e involgarito per mezzo della cultura di massa. Moriranno i napoletani autentici e fedeli a se stessi e saranno sostituiti da altro tipo di cittadini, obbedienti al Potere neocapitalistico.
Nel '71 collabora, tacitando parte della sua coscienza, con alcuni militanti di «Lotta continua», a un anno dalla strage della Banca dell'Agricoltura di Milano; avverte i suoi nuovi amici che il pericolo maggiore per l'estrema sinistra è il moralismo. Presta anche il suo nome come direttore del giornale «Lotta continua» e verrà denunciato per reati di opinione.
Nel '72 osserva che la falsa liberalizzazione sessuale è giunta anche nell'Italia centro-meridionale. I ragazzi non si iniziano più tra loro e con le prostitute, ma vengono istruiti dalle ragazze secondo i valori del benessere piccolo-borghese neocapitalistico. Avere la fidanzata diventa un obbligo sociale, quindi spesso la si ha non per amore ma per farsi invidiare da chi non ce l'ha e per non passare per incapace o diverso.
L'eccesso sessuale, non associato ad interessi culturali, determina nevrosi nelle nuove generazioni. Il corpo della donna viene più che nel passato, strumentalizzato, ridotto a merce in televisione o sui giornali, e nei quartieri popolari una ragazzina fa l'amore anche con dieci ragazzi al giorno. Chi è diverso viene tollerato purché resti nel suo ghetto mentale e fisico: la permissività è la peggiore delle forme di repressione.
Tra il '73 e il '75 intensifica la sua attività di polemista nei confronti di società e mondo politico, affermandosi come il "Pasolini corsaro".
Accusa la magistratura di parzialità nelle indagini e nei processi. Quando ci sono per un crimine politico due piste, una che porta all'estremismo rosso, l'altra a quello nero, i magistrati italiani preferiscono, per tacita solidarietà di classe dominante, seguire la pista rossa. Gli appare chiaro che le azioni violente e delittuose dei fascisti sono dettate e calcolate nel cuore delle istituzioni, con freddo machiavellismo.
Occupandosi del fenomeno dei "capelloni" ricorda che nei primi tempi in cui comparvero, cioè ancor prima della contestazione del '68, poteva essere un fenomeno tutto sommato positivo, di silenziosa e anarchica protesta contro la società del benessere. In seguito capelloni sono diventati tutti, così che non si distinguono più militanti di destra da militanti di sinistra e c'è sempre il pericolo concreto, nelle manifestazioni comuniste o estremiste di sinistra, della presenza di agenti provocatori fascisti per nulla diversi nell'abbigliamento e nella fisionomia dai veri militanti.
Capelloni possono anche essere ormai dei piccolo o medio borghesi che testimoniano la loro moderna integrazione nella società del benessere.
Prevede che la Chiesa pagherà con la estinzione il suo pragmatico accordo col potere neocapitalistico, che la usa come usa anche i fascisti tradizionali, cioè per lotte storicamente ritardate. In effetti il nuovo Potere è del tutto irreligioso e non sa che farsene dei valori clerico-fascisti. Esso vuole una società di consumatori e basta.
Quindi la reazione di destra, nei primi anni '70, secondo lui ha due aspetti: 1) una lotta reazionaria contingente per l'affermazione del clerico-fascismo; 2) l'effettiva nuova e definitiva rivoluzione neocapitalistica in nome dell'edonismo consumistico e della cultura di massa (vengono così distrutti i valori popolari e umanistici); quindi in politica e in economia, il nuovo fascismo tecnocatico.
Nel '73 si ha un breve periodo di austerity, a causa della crisi petrolifera: Pasolini si illude che l'Italia potrebbe tornare indietro, seguire la via del "progresso" e non più dello "sviluppo", ma presto capisce che la società consumistica è irreversibile.
"Progresso" è per lui ciò che vorrebbero i lavoratori e gli intellettuali di sinistra, cioè un mondo a misura d'uomo, che rispetti tutti i valori culturali che rendono la vita basata non solo sull'utile ma anche sul bello. "Sviluppo" è invece l'industrializzazione totale del mondo, voluta dai cinici produttori di beni superflui e dagli inconsapevoli, ma non meno trionfanti, consumatori. Lo "sviluppo" è sempre di destra, anche se viene accettato pure dalla sinistra. Il "progresso" infatti resta un ideale astratto, perché tutti quanti vivono esistenzialmente come consumatori.
Ormai la repressione neocapitalistica l'ha avuta vinta sulle menti della massa dei giovani sottoproletari. Mentre prima erano fieri di avere una propria identità popolare e disprezzavano i "figli di papà", cioè gli studenti borghesi, adesso invece vogliono essere all'altezza di questi ultimi, e non riuscendovi (perché non hanno abbastanza denaro), diventano infelici e nevrotici, o spietati criminali. Prima possedevano, pur nell'ignoranza, il mistero della realtà; adesso vivono nella Irrealtà. Nessun potere mai in passato era riuscito ad attuare un simile genocidio di valori.
Cosa può salvare l'Italia dal diventare un Paese completamente nazista, se è vero che questi giovani cominciano a somigliare alle SS di Hitler? Una opposizione di sinistra efficace, una nazione onesta dentro la nazione disonesta. E inoltre una opposizione (culturale) alla cultura di massa. Velleitariamente Pasolini parla ancora di rivoluzione comunista, ma sotto sotto è consapevole che ci si dovrà sempre più accontentare del "potere meno peggio" dato dal compromesso storico tra democristiani e comunisti: la socialdemocrazia. Quanto a sé come persona, lui resta legato al mondo antico preborghese e preindustriale: per questo viaggia spesso nel Terzo mondo, dove ha ancora la possibilità di incontrare sguardi di autentica simpatia e felicità, pur nella miseria (ma è fatale che ogni uomo appartenga al tipo di cultura in cui si è formato; e la sua esperienza decisiva è stata tra i contadini friulani: non può abiurare a tale formazione).
Vede di buon occhio il movimento dei radicali, che stanno promuovendo nel '74 una serie di referendum per tentare di riportare una legalità democratica in Italia e per valorizzare i diritti civili, tra i quali spiccano divorzio e aborto. Su quest'ultimo, come vedremo più in là, Pasolini ha delle riserve.
La vittoria dei radicali sul divorzio è prevista dal nostro (più lungimirante evidentemente sia dei democristiani sia della Chiesa sia degli stessi comunisti). I potenti al governo e alla opposizione non si sono accorti che la gente è mutata antropologicamente e non è più attaccata ai valori tradizionali di Patria Chiesa Famiglia, bensì a quelli del benessere superfluo. E' il Potere consumistico che ha voluto la vittoria del divorzio, perché ciò rientra nel suo progetto di una dittatura che vuole ridurre tutti a edonisti di bassa lega.
La Chiesa sta scomparendo come figura istituzionale morale: resta solo un potere finanziario alleato dei potenti di turno. Paolo VI è consapevole di ciò, della fine della religione, ma non ha altro rimedio da consigliare che quello irrazionale della preghiera. Invece, secondo Pasolini, la Chiesa dovrebbe rinunciare al potere e diventare guida dell'opposizione a questo tipo di società disumana che è la società dei consumi superflui. Dovrebbe ritornare alle origini, al tempo della predicazione di Cristo e dei suoi discepoli. Dovrebbe rinunciare alla sua cultura assolutista e abbracciare la cultura libera e antiautoritaria, in continuo divenire, contraddittoria, collettiva e scandalosa. Dovrebbe rifiutare il Concordato tra Stato e Chiesa. Ma è chiaro che non farà nessuna di queste cose per non perdere soldi e potere. C'è chi, all'interno della Chiesa, cerca di porsi realmente questi problemi e dare analoghe soluzioni, come Dom Giovanni Franzoni, che viene sospeso dal Vaticano a divinis.
Continuano intanto le "stragi di Stato": in esse lui vede una "strategia della tensione", voluta dai potenti, prima in funzione anticomunista (per combattere contro il pericolo di una vittoria della contestazione del '68) poi in funzione antifascista, per darsi una verginità di antifascismo che non ha più senso storico, in quanto il fascismo tradizionale è del tutto superato e chi spera in una dittatura di tipo mussoliniano o è uno stupido ingenuo o è in malafede, come appunto questi governanti di centro-destra, che sono i reali nuovi fascisti. I giovani estremisti di destra e di sinistra sono solo le pedine di un gioco diretto dal nuovo fascismo tecnocratico.
Rimprovera se stesso e gli altri intellettuali di sinistra di non aver dialogato con i giovani neofascisti, la cui scelta ideologica è stata dettata dalla disperazione: se fosse stato fatto il tentativo di farli ragionare, forse alcuni di loro non sarebbero diventati fascisti.
Per le sue idee scomode a tutti (tranne evidentemente a Pannella e ai radicali, il cui realismo fondato però su ideali intransigenti, spaventa il Potere) viene criticato da tanti anche di sinistra, come Maurizio Ferrara, che lo accusa di estetismo, di rimpiangere una "età dell'oro", ed anche Italo Calvino, che pensa a un rimpianto pasoliniano dell'«Italietta» piccolo-borghese: Pasolini è offeso perché Calvino dovrebbe sapere che il suo rimpianto è rivolto alla Resistenza e alle speranze di una repubblica nazional-popolare, l'esatto contrario dell'«Italietta».
Precisa che la sua disperazione non è mai totale, perché altrimenti cesserebbe anche di parlare, di occuparsi dei problemi del mondo.
Il 14 novembre 1974 esce sul «Corriere della Sera» il famoso articolo di Pasolini sul "romanzo delle stragi". Dice di sapere i nomi dei responsabili e dei mandanti politici delle stragi, ma non può farli perché manca di prove e indizi. Chi, anche se fa parte dell'opposizione, ha prove e indizi non li fa certo i nomi perché è compromesso col potere.
Il 1975, l'ultimo anno di vita, lo vede battagliare su più fronti:
1) sua prima meditazione metafisica, determinata dagli interessi semiologici che lo avevano già convinto che la Realtà è Linguaggio (adesso approda ad una sorta di concezione spinoziana del divino: Dio sarebbe la Realtà che parla con se stessa);
2) riflessione sul consumismo (egli non è contrario al consumismo come viene vissuto nelle altre nazioni, dove le brutture della cultura di massa sono compensate da una reale qualità della vita data da istituzioni forti e opere pubbliche necessarie - scuole, ospedali ecc. - decenti; è contrario al consumismo italiano, che fa circolare beni superflui senza aver prima risolto il problema dei beni necessari);
3) lotta contro l'intolleranza reale (mascherata dalla finta tolleranza) che colpisce gli omosessuali: l'omosessualità è un rapporto sessuale come tutti gli altri, che non degrada chi lo compie, anzi lo fa diventare più fraterno rispetto agli altri uomini e consapevole della costitutiva bisessualità di ogni essere sessuato;
4) polemizza con i giornalisti, da cui ritiene di essere perseguitato perché è un artista che si può permettere, al contrario della gran massa dei giornalisti italiani, di fare anche del giornalismo indipendente: non potendogli perdonare questa insubordinazione, lo accusano di essere un vizioso;
5) l'aborto: lo ritiene un omicidio, perché il feto ha una volontà di crescere e nascere; l'aborto va prevenuto informando la popolazione su una sessualità alternativa al coito e sui metodi anticoncezionali: è chiaro per lui poi, come dice il Pci, che l'aborto va legalizzato in determinati casi e responsabilmente, e non in ogni caso e trionfalmente come vorrebbe il Potere consumistico, che enfatizza il coito tra maschio e femmina per motivi di produzione e consumo di beni superflui: chi fa l'amore consuma maggiormente questi beni (una coppia non può, ad esempio, non possedere un'auto);
6) propone un (metaforico, ma possibilmente anche concreto) Processo penale ai governanti democristiani rei di non aver compreso e tanto meno lottato contro il nuovo Potere consumistico: essi sono rimasti mentalmente all'epoca del clerico-fascismo e nei fatti hanno rovinato l'Italia deturpandola sia paesaggisticamente che antropologicamente, perpetuando la solita politica mafioso-clientelare;
7) dà alcune lezioni di pedagogia a un ipotetico ragazzo napoletano di nome Gennariello, al quale consiglia la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile; gli ricorda che è il possesso culturale del mondo che dà la felicità;
8) contro la criminalità di massa (ritiene che tutti i giovani siano dei criminaloidi, potenziali carnefici tipo i massacratori del Circeo, senza un conflitto interiore tra bene e male, perché la loro colpa viene prima ed è nell'aver scelto di non avere alcuna pietà) propone due soluzioni "assurde": a) abolire immediatamente la scuola media dell'obbligo (che insegna a diventare dei presuntuosi ignoranti ipocriti piccolo borghesi); b) abolire immediatamente la televisione (che toglie i valori della tradizione popolare sostituendoli con falsi modelli consumistici che rendono i giovani nevrotici, infelici e appunto criminali, perché molti non hanno i soldi per essere all'altezza dei "figli di papà", da loro invidiati). Nel suo gergo abolire sta per riformare radicalmente, perché la scuola dell'obbligo dovrebbe insegnare ai ragazzi la scuola guida e il galateo stradale, oltre a come risolvere i problemi burocratici e rispettare il paesaggio... dovrebbe insegnare una sessualità completa ma non nevrotica e dare la possibilità di molte libere letture commentate; la televisione sarebbe meglio che diventasse pluralista, con programmi concorrenziali gestiti dagli stessi partiti politici (si tratterebbe di portare alla luce del sole la sotterranea lottizzazione della Rai): lo spettatore potrà confrontare criticamente i vari programmi e farsi una idea propria;
9) prepara il testo di un intervento al Congresso del Partito radicale, ma non fa in tempo a leggerlo (verrà letto a Firenze due giorni dopo la sua morte): ribadendo di essere sempre un marxista che vota Pci, ha speranze sia nel Pci che nei radicali; avverte il pericolo di una falsa realizzazione dei diritti civili, falsa perché intollerante verso ogni reale alterità; suggerisce per questo ai radicali di valorizzare tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura; li esorta a restare sempre se stessi, eternamente contrari e irriconoscibili, a identificarsi col diverso, a scandalizzare;
10) rilascia, il giorno prima di essere ucciso, la sua ultima intervista, a Furio Colombo, nella quale dice che ormai gli sfruttati vogliono stare al posto dei padroni, tutti sono ormai vittime e carnefici a causa dello stesso sistema di educazione al possedere e al distruggere; però dice anche di sperare in un ritorno futuro della autentica mentalità rivoluzionaria di chi vuole lottare contro i padroni senza prenderne il posto; una delle sue ultime frasi dà il titolo all'intervista: "Siamo tutti in pericolo."

LKWTHIN

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